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Giuseppe Damiani Almeyda

Giuseppe Damiani Almeyda (1849 - 1910)

Nota alla data: [con docc. dal 1749 e fino al 1954]

Fondo

Consistenza archivistica: 547 unità archivistiche descritte con 1940 schede. In dettaglio: *sezioni 1-4*: 332 unità archivistiche, descritte con 1120 schede, e composte da 41 bb. (con 196 fascc.) con documenti testuali; 14 scatole con documenti testuali (carteggi privati), 2 album di schizzi e bozzetti, 1 album di fotografie, 6 negativi fotografici su lastra di vetro, 9 medaglie; 142 cartelle con 2096 tra disegni, schizzi e bozzetti, 234 stampe, 204 fotografie (positivi su carta), e giornali (2 cartelle); 75 strumenti da disegno, 28 dipinti, 10 sculture, 6 modelli didattici, 2 prototipi di progetti. N.B.: bb. e scatole occupano 4,3 ml di scaffalatura; *sezione 5*: 231 unità archivistiche descritte con 820 schede, composte da 783 positivi su carta (di cui 437 stampe sciolte, 346 contenute in 6 album fotografici, 4 negativi su lastra di vetro, 4 collotipie), 4 disegni, 4 incisioni, 2 opuscoli, e conservate in 5 cartelle e 14 scatole; *materiale non descritto*: 6 cartelle con numerose stampe e incisioni, 1 macchina fotografica a cassetta, 1 visore stereoscopico, una raccolta di cartoline di monumenti italiani ed europei, 4 oggetti personali, 350 ca. volumi della sua biblioteca

Il fondo raccoglie la produzione documentaria professionale, personale e familiare dell'architetto Giuseppe Damiani Almeyda, è costituito da documenti testuali, grafici (disegni di progetto, bozzetti, schizzi, disegni di cantiere o esecutivi, studi preparatori o minute di studio, disegni di rilievo, disegni di dettaglio, disegni di spolvero), fotografici e da numerosi oggetti: strumenti da disegno legati alla sua professione, alcuni oggetti personali (timbri, portasigari, etc.), alcuni disegni artistici, busti in marmo e bronzo, modelli e archetipi in gesso o legno, incisioni e stampe, una raccolta di fotografie (con numerose stereoscopie), una raccolta di cartoline di importanti monumenti italiani ed europei.
Al fondo archivistico di Giuseppe Damiani Almeyda sono legati anche i numerosi libri che costituirono la sua biblioteca, luogo cui il professionista attingeva ogni qualvolta i suoi studi ed i suoi incarichi lo richiedevano. Si tratta di volumi importanti e specialistici sull'arte, l'architettura, la geografia, la scienza delle costruzioni, la matematica, che, insieme ai documenti d'archivio, compongono il patrimonio culturale del professionista.

L’archivio è organizzato in cinque sezioni che documentano gli ambiti di attività del soggetto produttore e i suoi interessi, le prime tre: Attività scolastica e accademica, Attività privata, Attività professionale; queste tre sezioni sono articolate in serie, solo due di esse sono articolate a loro volta in sottoserie: "3.4 Opere e lavori per privati", articolata in tre sottoserie, e "3.5 Opere e lavori per il Municipio di Palermo", articolata in cinque sottoserie; sono presenti inoltre una quarta sezione costituita da una raccolta di strumenti da disegno, e infine una quinta che descrive una raccolta di materiali fotografici. Le due collezioni (sezioni 4 e 5) sono state inserite in fondo all'albero archivistico.

Storia archivistica:

La storia dell’archivio dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda è legata alle sue vicende umane e professionali.
 L’architetto Damiani Almeyda abitò in diverse case che ospitarono l’archivio in formazione, ma la sede definitiva fu la casa costruita dall’architetto a Palermo, in via Principe di Belmonte n. 60. Alla sua morte, la casa, che per testamento, insieme agli altri beni, spettava al figlio Francesco, fu tenuta in custodia e abitata dalla figlia Giulietta, mentre Francesco frequentava la facoltà di Ingegneria al Politecnico di Torino. Dopo la laurea, Francesco tornò ad abitare nella casa paterna, utilizzando lo studio del padre per la sua professione di ingegnere. A partire da questo momento alle carte di Giuseppe si aggiunsero quelle prodotte da Francesco nel corso della sua vita e della sua professione. Dopo il matrimonio di Francesco, la sorella Giulietta, insieme alla sua famiglia, lasciarono la casa paterna. E’ probabile che in questa occasione Giulietta abbia portato con sé una parte dei documenti familiari, in particolare i carteggi familiari, le bozze di poesie della madre Eleonora, alcuni album di disegni, schizzi e appunti grafici, allo scopo di salvare da un’eventuale dispersione alcune delle memorie familiari. Nella casa paterna, infatti, rimasero documenti legati alla vita professionale del padre.
Particolarmente complesse sono le vicende legate ai disegni di progetto del Politeama “Garibaldi”. Il 24 dicembre 1939, dopo la mostra Retrospettiva dell’Architettura Siciliana tenutasi al Teatro Massimo, il podestà e presidente dell’Ente Autonomo del Teatro Massimo “Vittorio Emanuele” scriveva a Giulietta Damiani Lo Jacono, figlia di Giuseppe, una lettera nella quale chiedeva la concessione in prestito delle opere di Giuseppe Damiani Almeyda riguardanti i teatri di cui si era occupato, Teatro Massimo “Vittorio Emanuele”, Politeama “Garibaldi”, Teatro comunale di Siracusa, e altre opere dell’ambito teatrale, per il costituendo Museo d’Arte teatrale di Sicilia. In questa lettera si fa riferimento a 20 tavole acquerellate eseguite per il progetto del Politeama di proprietà della Galleria d’Arte Moderna di Palermo, in seguito alla donazione di esse da parte del Municipio alla Galleria, probabilmente all’epoca della formazione di questo Istituto. Da una lettera minuta dell’architetto Damiani Almeyda al Municipio di Palermo, datata 26 maggio 1906 (si veda in questo Archivio l’unità Politeama “Garibaldi” di Palermo), si apprende che queste stesse tavole erano a quella data in deposito presso l’ufficio tecnico comunale al Teatro Massimo.
 Nel 1940 Giulietta, unica superstite dei quattro figli di Giuseppe Damiani, concede in prestito all’Ente Teatro Massimo 4 fotografie grandi del Politeama, prima e dopo le decorazioni della facciata, insieme alle 10 tavole di concorso del Teatro Massimo e ad alcuni disegni di altri progetti. La Galleria d’Arte Moderna conserva ancora oggi presso i suoi depositi 10 disegni, è probabile che gli altri 10 disegni siano rimasti alla Fondazione Teatro Massimo di Palermo, dove si trovano a tutt’oggi anche le 10 tavole di concorso del progetto Teatro Massimo V. E., ed altri disegni dell’architetto.
Nel 1969, in seguito alla vendita e alla successiva demolizione di casa Damiani in via P.pe di Belmonte, l’archivio fu trasferito dal figlio di Francesco, Mario Damiani, in un magazzino in via Principe di Villafranca, in questa sede subì alcuni danni dovuti alla presenza di roditori e piccoli insetti. Nel 1971 l’archivio di Giuseppe Damiani Almeyda insieme alla sua biblioteca, l’archivio di Francesco ed il resto delle carte della famiglia Damiani, furono trasferiti in via XII Gennaio, 1G. In questo immobile, acquistato dall’architetto Anna Maria Fundarò, moglie di Mario Damiani, per farne la sede del suo studio professionale, confluirono quindi le carte di Giuseppe Damiani e, in seguito per volontà del nipote Mario Damiani, di tutta la famiglia Damiani e Mancinelli. Nel mese di aprile 2018 l’archivio, insieme agli altri archivi di famiglia, è stato trasferito in via Principe di Scordia n. 30.
Dopo la morte di Giulietta Damiani anche le carte, sottratte all’archivio familiare e conservate da lei, sono state recuperate dall’ing. Mario Damiani.
La conservazione di questo fondo si deve all’attenta ed instancabile opera di collazione e custodia di Mario Damiani, che da molti anni si è assunto il compito di tenere insieme le memorie del proprio avo e della sua famiglia, non solo per motivi affettivi, ma anche per la rilevanza storica ricoperta dai complessi documentari che ne fanno parte. In particolare l’archivio di Giuseppe Damiani Almeyda fa luce su una parte importante della storia architettonica di Palermo, dalla metà del secolo XIX sino al primo decennio del XX, anni in cui il volto di quella città si arricchì di numerosi monumenti che ancora oggi sono per essa segni caratterizzanti. 
Il complesso documentario non è mai stato oggetto di interventi archivistici, fino al 2014, quando, in accordo e con il sostegno della Soprintendenza archivistica della Sicilia – Archivio di Stato di Palermo, si è avviato il progetto di schedatura, riordinamento ed inventariazione. In passato (a partire dai primi anni 60’ ca.) è stato esaminato e studiato dall’arch. Anna Maria Fundarò, moglie di Mario Damiani. All’arch. Fundarò si deve la prima sistemazione e schedatura di oltre 400 documenti grafici, che ella volle corredare di fotografie commissionandone la riproduzione allo studio di Giuseppe Cappellani. 
Nel corso della ricognizione operata dall’arch. Fundarò i documenti testuali furono tolti dalle originarie unità di condizionamento, raccolti sulla base del tema trattato, e successivamente ricondizionati all’interno di nuove buste contenitore. 
Rimangono pochissimi contenitori originari, cartelle costituite da piatti di cartone con lacci o camicie con intitolazioni originali, e di fatto, anche per i vari traslochi cui è stato sottoposto nel corso della storia familiare è impossibile recuperare la sistemazione originaria delle carte voluta dal soggetto produttore.

L’archivio è stato dichiarato di “interesse storico particolarmente importante” con decreto n. 344/2010 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per gli Archivi il 10/11/2010.

Nota dell'archivista:

Nel mese di settembre 2014 è stato avviato il progetto di schedatura, riordinamento ed inventariazione dell’Archivio Giuseppe Damiani Almeyda.
Il progetto è stato realizzato dall’archivista dott.ssa Antonia D’Antoni con il coordinamento scientifico per la Storia dell’Architettura e per lo studio del soggetto produttore della prof. arch. Paola Barbera, si è svolto inoltre sotto la vigilanza e il coordinamento scientifico per l’ambito archivistico della Soprintendenza archivistica della Sicilia-Archivio di Stato di Palermo. 

Il progetto, oltre che essere stato sostenuto economicamente dalla famiglia Damiani, ha usufruito a più riprese del supporto e del finanziamento della Soprintendenza archivistica della Sicilia – Archivio di Stato di Palermo, ed è stato inoltre inserito tra i progetti di ricerca promossi dalla Direzione generale per gli Archivi per l’anno 2015, grazie alla collaborazione e al patrocinio dell’associazione B.A.L.A.T. di Palermo.
Nel mese di maggio 2019 si è dato incarico all’archivista dott.ssa Giada Gatto, esperta nella descrizione di materiali fotografici, di descrivere e riordinare la raccolta fotografica appartenente al fondo Giuseppe Damiani Almeyda. Il lavoro si è concluso a luglio dello stesso anno e ha consentito di arricchire la struttura dell’archivio con una nuova sezione: 5. Materiali fotografici.
L’archivio è costituito dai documenti personali, familiari e professionali dell’architetto. La sua peculiarità risiede nella diversità tipologica dei materiali in esso conservata: documenti testuali, grafici e fotografici, modelli, incisioni e stampe, strumenti tecnici di lavoro, dipinti, sculture, medaglie. Si fa presente che sono stati esclusi dall’attività di schedatura, riordinamento e inventariazione la raccolta di stampe e incisioni, la raccolta di cartoline di monumenti italiani ed europei, la macchina fotografica a cassetta, il visore stereoscopico e gli oggetti personali.
L’archivio di persona rappresenta una tipologia archivistica particolare e complessa. A differenza dell’archivio di un ente non è soggetto alle regole precostituite di classificazione dei documenti prodotti o ricevuti, non vi è quindi alcun titolario o protocollo di classificazione cui il soggetto produttore può fare riferimento per l’organizzazione dei suoi documenti, l’archivio di persona è, in generale, il riflesso degli interessi del soggetto produttore, ne rappresenta il metodo di lavoro, le relazioni personali e professionali, gli affetti, e deve la sua essenza ed esistenza esclusivamente all’intelligenza, alla personalità ed alla volontà del soggetto che lo ha posto in essere. È il soggetto produttore che sceglie quali documenti conservare e come mantenerli, non esiste alcuna normativa che obblighi l’individuo a conservare i suoi documenti, con l’unica eccezione di alcuni documenti che necessitano una conservazione per ragioni amministrative o fiscali ma per un periodo limitato (cfr. C. Del Vivo, Accostarsi ad un archivio di persona: ordinamento e condizionamento, in “Archivi di persona del Novecento: guida alla sopravvivenza di autori, documenti e addetti ai lavori”, 15-36, Treviso: Fondazione Benetton Studi Ricerche, Fondazione Giuseppe Mazzotti per la civiltà veneta, 2012).
Recuperare l’ordine originario a volte è davvero difficile, maggiore è la distanza temporale che ci separa dall’epoca in cui l’archivio si è formato, tanto più è probabile che questo abbia subito dispersioni o interventi di terzi (di familiari o eredi, di collaboratori, etc.) e rimaneggiamenti (cfr. C. Del Vivo, Artifex or philosophus additus artifici? Il ruolo dell’archivista che riordina gli archivi personali, JILIS.it, 10, 3 (Settembre 2019): 83-96), minore è la probabilità di ripristino così com’era. Proprio per questo carattere di “vulnerabilità” l’archivio di persona è soggetto più delle altre tipologie d’archivio a ricostruzioni più o meno distanti dall’origine. Assicurare la conservazione della documentazione, preservare l’integrità intellettuale e storica dell’archivio e predisporlo per la sua accessibilità sono alcuni tra i principali obiettivi dell’archivista.


Frequente è inoltre il caso in cui in archivi di persone che hanno ricoperto nella loro vita ruoli in uffici pubblici si ritrovino carte dell’ufficio presso cui prestavano servizio, in special modo in archivi databili fino al XIX secolo, quando non c’era distinzione tra l’ufficio e la “stanza di studio” della propria abitazione, sede logica e naturale dove la persona/impiegato/pubblico ufficiale portava le carte degli affari in corso (cfr. E. Lodolini, Archivi privati, archivi personali, archivi familiari, ieri e oggi, in “Il fututo della memoria. Atti del convegno internazionale di studi sugli archivi di famigie e di persone Capri, 9-13 settembre 1991”, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Saggi 45, pp. 23-69). Così nell’archivio di Giuseppe Damiani Almeyda si trovano documenti degli enti e delle istituzioni per i quali prestò la sua opera. Nel caso specifico inoltre, trattandosi di un archivio di architetto, ai documenti di archivio testuali si affiancano quelli più prettamente legati alla professione, la cui natura è estremamente varia: schizzi, studi preparatori e disegni, modelli e fotografie, ne sono i principali rappresentanti. A questi si aggiungono gli strumenti da disegno e tutti quei libri che formano la biblioteca personale dell’architetto e che abitualmente costituiscono il supporto culturale e formativo di ogni professionista.


Alla morte dell’architetto l’archivio passò per eredità, insieme alle proprietà, al figlio Francesco, che svolse la professione di ingegnere civile. Dalle tracce rimaste sull’unità relativa al progetto editoriale delle Istituzioni architettoniche e ornamentali, si deduce che Francesco Damiani provvide a sistemare alcuni tra i disegni paterni. In anni più recenti, a partire dalla seconda metà degli anni ’60 del Novecento, l’archivio è stato inoltre esaminato e sottoposto ad una prima sistemazione dall’architetto Anna Maria Fundarò. In quell’occasione la gran parte dei documenti grafici (disegni, bozzetti e schizzi) è stata schedata e fotografata, mentre i documenti testuali, conservati all’interno di cartelle archivio originali, sono stati sommariamente raggruppati per argomento e ricondizionati all’interno di nuovi faldoni. Solo alcune delle cartelle archvio originali sono state messe da parte e conservate, e nel corso del riordinamento ove possibile e opportuno sono state restituite alla loro funzione d’origine.

Stato di fatto

All’avvio dei lavori di riordinamento l’archivio era composto prevalentemente da disegni (oltre 2000 documenti grafici), conservati all’interno di cinque cassettiere, con l’eccezione di alcuni disegni particolarmente grandi che, per questo motivo, erano conservati dentro cornici e appesi. Inoltre altri disegni di grande formato (i cartoni del progetto Politeama e quelli del Teatro comunale di Siracusa) erano conservati arrotolati all’interno di buste di plastica. La parte testuale dell’archivio era invece conservata in 30 faldoni dentro un armadio metallico, i documenti al loro interno erano raggruppati per tema ma non ordinati, ciascun faldone conteneva carte relative ad una o più unità archivistiche, con l’eccezione di alcuni faldoni che racchiudevano una miscellanea di documenti diversi. Ai documenti grafici e testuali si aggiungevano quelli fotografici conservati, senza alcuna sistemazione, in parte dentro cassetti ed in parte dentro l’armadio metallico. Nel corso del riordinamento è stata ritrovata un altra cartella archivio di cartone telato originale di grandi dimensioni, con documenti testuali mai esaminati; altri documenti sono stati ritrovati nella casa di abitazione dell’ing. Mario Damiani, nipote di Giuseppe Damiani Almeyda.

Intervento archivistico: criteri di ordinamento e descrizione

Dopo uno studio attento delle fonti bibliografiche grazie alle quali è stato possibile ricostruire la biografia del soggetto produttore e il contesto storico e sociale in cui operò, si è iniziato il lavoro di schedatura analitica dei documenti conservati all’interno dei faldoni, con l’ausilio del programma di descrizione archivistica Archimista 1.2.1., software che consente anche la schedatura analitica di altre tipologie di beni culturali, secondo gli standard dell’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), attraverso schede speciali dedicate a Fotografie, Disegni, Stampe, Oggetti d’Arte. 

A luglio del 2018 si è scelto di aggiornare il programma installando la release più recente, il database quindi è stato importato in Archimista 3.0, e successivamente nella release 3.1. Nelle nuove versioni di Archimista l’impostazione delle schede speciali è cambiata, per descrivere i disegni sono state introdotte due schede: D per i disegni artistici e DT per i disegni tecnici, inoltre è stata eliminata la scheda speciale “OA” (opera e oggetto d’arte) che nella precedente versione era stata utilizzata per la descrizione degli oggetti d’arte: quadri, sculture, medaglie.
La schedatura dei documenti testuali ha consentito di impostare una prima struttura d’archivio, aggiornata con il procedere dei lavori di descrizione, e arricchita, successivamente, con la schedatura dei documenti grafici, fotografici e oggettuali legati alle unità archivistiche.
La struttura dell’albero archivistico finale si articola in: sezioni, serie e sottoserie.
Il riordinamento è stato eseguito secondo il metodo storico, che tiene conto della storia del soggetto produttore, del contesto storico in cui operò e della storia delle carte. Tutti i livelli dell’albero dal più alto (sezione) al più basso (unità documentaria) seguono un ordine cronologico, le due raccolte sezione 4 strumenti da disegno e sezione 5 materiale fotografico, nonostante abbiano estremi cronologici più antichi, sono state inserite in fondo all’albero archivistico. L’ordinamento dei documenti grafici all’interno delle unità archivistiche/progetto ha seguito, laddove possibile (in ragione della frammentarietà della documentazione conservata), la tipica sequenza delle rappresentazioni grafiche, ovvero planimetrie, piante, prospetti, sezioni, particolari, prospettive (non si è riscontrata la presenza di rappresentazioni in assonometria).
Le unità archivistiche sono state descritte in base alla loro complessità, utilizzando, laddove necessario e opportuno, schede sottounità e/o schede unità documentaria nel caso di disegni, fotografie, stampe, oggetti d’arte particolarmente rilevanti e oggetti d’uso professionale come gli strumenti da disegno. La suddivisione in sottounità ha seguito criteri logici e cronologici, ad esempio nel caso di unità archivistiche complesse e particolarmente consistenti (ricche non solo di documenti testuali, ma anche di documenti grafici e fotografici) come quelle relative al progetto del Politeama, al progetto di concorso del Teatro Massimo e al progetto editoriale delle Istituzioni architettoniche e ornamentali.
Pertanto, quando si è scelto di descrivere analiticamente per unità documentaria, i disegni di architettura sono stati descritti utilizzando la scheda DT disegno tecnico, i disegni di figura, i disegni dal vero e i disegni di paesaggio sono stati descritti utilizzando i campi della scheda D disegno artistico, le fotografie con le schede F, le stampe con le schede S, le sculture, le medaglie e gli oggetti (quali ad esempio gli strumenti da disegno) sono state descritte con le normali schede archivistiche, in un solo caso è stata utilizzata la scheda CARS (Cartografia storica).
Parallelamente all’attività di descrizione dell’archivio è stata avviata la digitalizzazione di tutte le unità grafiche e fotografiche, con diversi obiettivi salvaguardare i documenti grafici e fotografici dal degrado, scoraggiando la consultazione diretta del documento, creare un archivio digitale di quei documenti e corredare ciascuna scheda speciale dell’immagine digitale del documento descritto.
Non è stato possibile individuare alcuna traccia relativa all’organizzazione originale delle carte e dei disegni, che, come avanti s’è detto, sono stati in passato esaminati e organizzati, dal figlio Francesco (nella parte relativa alle tavole delle Istituzioni ornamentali), e successivamente dall’architetto Fundarò. Tuttavia è ipotizzabile che l’architetto avesse a cuore la conservazione delle proprie carte per le generazioni future, come possiamo apprendere da alcune sue note vergate su una busta che conserva documenti relativi alla docenza presso l’Istituto di belle arti di Palermo, nelle quali si rivolge direttamente a chi avrebbe in futuro “maneggiato” le sue carte (si veda serie “3.14 Regio istituto di belle arti”, u.a. Cattedra di Geometria descrittiva e Disegno).
L’identificazione e la ricostituzione delle unità archivistiche è stato un lavoro lungo e complesso, sia per l’eterogeneità dei materiali e delle tipologie documentarie coinvolte nella produzione del progetto/unità, che per l’assenza di tracce di organizzazione provenienti dal soggetto produttore. Frequenti e naturali i ripensamenti generati non solo dalla complessità nel reperimento del vincolo archivistico tra documenti tipologicamente diversi, ma anche da successivi e frequenti ritrovamenti di carte dimenticate e oggetti provenienti dalla casa di abitazione del nipote Mario Damiani.
In accordo con la direzione della Soprintendenza archivistica, al fine di rappresentare i diversi ambiti della vita del soggetto produttore e renderli immediatamente accessibili, si è scelto di raggruppare la documentazione all’interno di cinque sezioni “1. Attività scolastica e accademica”, “2. Attività privata”, “3. Attività professionale”, “4. Strumenti da disegno”, “5. Materiali fotografici”. Per ciascuna sezione sono state individuate le serie e solo due di esse sono state articolate in sottoserie. La struttura del complesso archivistico ha restituito non solo gli aspetti della vita del professionista, ma, in buona parte, anche della persona.
Per ciascuna unità archivistica sono state rilevate le voci d’indice (persone, enti, famiglie, luoghi, ditte, attività commerciali, imprese, etc.) pertinenti per fornire ulteriori chiavi di ricerca alla consultazione dell’archivio informatizzato. Sono state compilate inoltre le schede relative al Soggetto produttore, al Soggetto conservatore e al Progetto.
I documenti testuali, grafici, fotografici, oggettuali, fisicamente e virtualmente, sono stati ordinati cronologicamente all’interno delle unità contenitore con l’eccezione di alcuni oggetti come i dipinti, le sculture, i modelli e gli strumenti da disegno, che pur appartenendo alle unità archivistiche hanno trovato una collocazione separata dal resto della documentazione pertinente (ad esempio i dipinti sono stati appesi alle pareti, le sculture esposte, i prototipi e i modelli didattici sono stati collocati dentro vetrine, gli strumenti da disegno sono stati collocati all’interno di un cassetto della libreria).

Segnatura delle unità archivistiche

In sede di schedatura, l’eterogeneità del materiale conservato (documenti testuali, grafici, fotografici e oggettuali) e la frammentarietà dell’apparato grafico, nella quasi totalità dei casi strettamente legato a quello testuale, ha posto problemi non solo di omogeneità nella descrizione, di condizionamento e conservazione ma anche di tracciabilità del vincolo archivistico. Per questo ordine di problemi è stato concepito un sistema di segnatura che tenesse legati documenti diversi per supporto e per condizionamento, e distanti perché collocati in posti diversi dell’archivio.

Al termine delle attività di riordinamento tutte le unità archivistiche, identificate in precedenza con una segnatura provvisoria, sono state contrassegnate con quella definitiva. Tale segnatura definitiva è stata riportata tramite etichetta sull’unità di condizionamento minima (fascicolo, cartella, scatola, busta) o nel caso di oggetti (dipinti, sculture, etc.) sull’oggetto stesso. La segnatura ha il compito di indicare la posizione dell’unità archivistica all’interno della struttura d’archivio, ed è inoltre commisurata a mostrare l’eventuale articolazione dell’unità archivistica. Ciascuna unità è stata identificata da una segnatura alfa numerica che riportasse il numero identificativo della sezione, della serie, della eventuale sottoserie, il nome della serie o sottoserie, il numero dell’unità archivistica, seguito, laddove necessario, dall’acronimo dell’unità documentaria presente (tipologia della scheda ICCD utilizzata D, F, S, OA) e dal numero sequenziale dell’unità documentaria, di seguito alcuni esempi:
1) nel caso più semplice in cui essa sia composta da un’unità logica appartenente ad una serie (unità archivistica semplice senza sottounità o schede speciali per la descrizione di particolari unità documentarie) la segnatura sarà la seguente,
es.: GDA 3.3 Scritti 1 (acronimo del soggetto produttore, numero della sezione, numero della serie, nome identificativo della serie, numero progressivo dell’unità archivistica);
2) nel caso in cui l’unità archivistica sia composta da un’unità logica appartenente ad una serie articolata in una o più sottoserie la segnatura sarà la seguente
es.: GDA 3.4.2 Progetti diversi 1 (acronimo del soggetto produttore, numero della sezione o raccolta, numero della serie, numero della sottoserie, nome identificativo della sottoserie, numero progressivo dell’unità archivistica);
3) nel caso in cui l’unità archivistica sia articolata in più sottounità logiche la segnatura sarà la seguente
es.: GDA 3.3 Scritti 14.2 (acronimo del soggetto produttore, numero della sezione o raccolta, numero della serie, nome identificativo della serie, numero progressivo dell’unità archivistica, numero progressivo della sottounità)
4) nel caso in cui invece l’unità archivistica sia articolata in più sottounità logiche e di condizionamento e schede speciali la segnatura sarà la seguente
es.: GDA 3.4.1 Cappelle e monumenti sepolcrali 7.2 F1 (acronimo del soggetto produttore, numero della sezione o raccolta, numero della serie, numero della sottoserie, nome identificativo della sottoserie, numero progressivo dell’unità archivistica, numero progressivo della sottounità, sigla della scheda speciale identificativa dell’unità documentaria descritta, numero progressivo dell’unità documentaria).

Condizionamento e collocazione

Tutte le unità archivistiche sono state condizionate all’interno di nuovi contenitori: buste contenitore e fascicoli di cartoncino (documenti testuali), cartelle di cartoncino Acid free, confezionate ad hoc per le dimensioni estremamente diverse dei disegni e delle fotografie (documenti grafici e documenti fotografici di grandi dimensioni), portarotoli di cartoncino Acid free (documenti grafici), scatole Acid free con anelli e buste in polipropilene certificate PAT (carteggi privati), scatole di cartone Acid free (album fotografici, negativi su lastra), camicie di carta Acid free (documenti fotografici), buste semplici di carta; gli oggetti e gli oggetti d’arte (dipinti in cornice, sculture, prototipi e modelli didattici) sono stati appesi o esposti, gli strumenti da disegno sono stati collocati all’interno di un cassetto e su ciascuno di essi è stata legata un’etichetta che riporta il numero d’inventario. Le buste contenitore che conservano i fascicoli e le scatole, sono state collocate all’interno di una libreria lignea chiusa (libreria 1). Le cartelle sono state collocate all’interno di cassettiere, i disegni fuori misura sono stati collocati in appositi espositori oppure conservati arrotolati all’interno di portarotoli anche questi confezionati ad hoc. I portarotoli, anch’essi confezionati in cartone Acid free, con i disegni di grandi dimensioni, sono stati collocati all’interno di rastrelliere.

Etichettatura delle unità di condizionamento
Sulle unità di condizionamento utilizzate è stata apposta un’etichetta sulla quale è indicato il numero progressivo dell’unità di condizionamento utilizzata (numero di corda), diverso per tipologia di contenitore, le denominazioni dei livelli archivistici e la sequenza numerica delle unità contenute; sui fascicoli l’etichetta riporta la denominazione dei livelli archivistici, il titolo dell’unità, gli estremi cronologici e la segnatura archivistica.
Redazione dell’inventario
Al termine delle operazioni di cui sopra è stato redatto l’inventario analitico che descrive l’archivio sulla base dell’intervento eseguito, al fine di facilitarne l’accesso e di agevolare la consultazione della documentazione.


Nota bene: numerosi sono i disegni per i quali l’architetto Damiani Almeyda riporta l’indicazione della scala in decimali usando una dicitura simile “0,05 per metro” corrispondente a scala 1:20 del vero, oppure “0,005%” corrispondente a scala 1:200, per altri disegni inoltre utilizza scale inconsuete come per es.: “0,15” corrispondente a scala 1:6,6, oppure “0,06” corrispondente a scala 1:16,6, o ancora “0,07%” corrispondente a scala 1:14,28 ca.

AVVERTENZE

  • Si fa presente che le schede dei disegni, già sinteticamente descritti o fotografati dall’arch. Anna Maria Fundarò, riportano l’indicazione della scheda compilata con la seguente dicitura: “Scheda AMF (Anna Maria Fundarò)” seguita dal numero della scheda e fotografia e o diapositiva; allo stesso modo alcune schede dei disegni relativi all’unità archivistica Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo, schedati dall’arch. Paola Barbera, riportano la seguente dicitura: "Scheda PB (Paola Barbera) seguita dal numero della scheda.
  • Per informazioni sull’unità di condizionamento e sulla collocazione delle unità documentarie descritte nelle schede speciali si veda la scheda dell’unità archivistica di appartenenza.
  • I titoli e le date racchiuse entro parentesi quadre si intendono attribuiti.

Lingua della documentazione:

  • ita
  • eng
  • ger
  • fre

Documentazione collegata:

Si fa presente che la produzione dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda non si esaurisce in questo archivio, poiché parte dei documenti grafici, fotografici e testuali sono rimasti presso gli enti pubblici e la committenza privata per cui lavorò, ed è per questo che molti progetti risultano incompleti. Il caso più evidente è quello dei disegni e della documentazione fotografica del progetto del Politeama, che in gran parte rimasero presso l’Ufficio tecnico comunale e che successivamente furono suddivisi tra la Galleria d’Arte Moderna e la Fondazione Teatro Massimo.

Collegamenti:

  • http://archiviodamiani.it ()

Condizione di accesso:

accessibile previa autorizzazione

Note alla condizione di accesso:

L’archivio è conservato in Palermo, via Principe di Scordia n. 30, è consultabile previo nulla osta della Soprintendenza archivistica della Sicilia – Archivio di Stato di Palermo, e dopo aver concordato un appuntamento con la famiglia Damiani, proprietaria e custode dell’archivio, reperibile ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
archiviodamiani@tim.it
madamiani@hotmail.it
antonella.dantoni@gmail.com
Sono esclusi dalla consultazione i negativi fotografici sia su lastra che su pellicola.
Poiché tutti i disegni sono stati digitalizzati la consultazione dei disegni in originale è generalmente interdetta, al loro posto saranno disponibili le immagini digitalizzate ad alta risoluzione.

Condizione di riproduzione:

consentita per uso studio

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Compilatori

  • Antonia D'Antoni (archivista)