Damiani Almeyda, Giuseppe ( Capua (CE), 1834 febbraio 10 - Palermo (PA), 1911 gennaio 31 )

Tipologia: Persona

Abstract

Giuseppe Damiani Almeyda nasce a Capua il 10 febbraio 1834. Entra alla Scuola di Ponti e Strade di Napoli nel 1853 e si diploma nel 1859, ottenendo il titolo di architetto e ingegnere. In quell’anno inizia la professione di ingegnere di Ponti e Strade a Palermo, nel 1861, dopo l’assorbimento di quel Corpo all’interno dell’Ufficio del Genio civile, viene assegnato allo studio delle ferrovie Calabro Sicule a Messina.
Nel 1863 è nominato ingegnere mandamentale nel municipio di Palermo dove esegue numerose importanti opere. Nel contempo esercita la professione anche al di fuori dell’amministrazione, ricevendo diverse commesse da privati ed enti pubblici. Tra i principali progetti realizzati a Palermo figurano il Politeama “Garibaldi” (1865-1891), il restauro del Palazzo di Città (1865-1869), le quattro edicole di Villa Giulia (1865-1869), la sala “Almeyda” dell’Archivio storico comunale (1883-1885), fuori Palermo il Teatro comunale di Siracusa (1878-1897) e la Casa Florio di Favignana, TP (1875-1879).
Oltre che nell’attività progettuale s’impegna in quella didattica sostenendo la docenza di Geometria descrittiva, Stereotomia e Disegno all’Istituto Tecnico di Palermo e di Disegno ornato ed Architettura elementare presso la Regia Università della stessa città.
Partecipa con successo a mostre, conferenze ed esposizioni nazionali e internazionali. È autore di numerosi scritti e pubblicazioni tra cui Istituzioni architettoniche e ornamentali sull’antico e sul vero e Handbuch der Architektur. Quarta divisione. Storia dell’Arte moderna italiana.
Muore a Palermo nel 1911.

Profilo storico / Biografia

Giuseppe Damiani Almeyda nasce a Capua il 10 febbraio 1834 da Felice, nato a Palermo e comandante di battaglione dell’esercito Borbonico di stanza in quella città, e da Maria Carolina Almeyda, di famiglia portoghese, il cui padre don Niccolò era Gran maestro di caccia del re Ferdinando I a Napoli.
La famiglia lo avvia all’età di 10 anni alla carriera militare ma, dopo i moti del 1848-49, decide di fargli intraprendere lo studio delle arti, anche in virtù della sua naturale inclinazione verso quelle discipline. Studia lettere, filosofia, latino e storia naturale presso i padri Gesuiti, disegno e arte dapprima alla scuola di disegno annessa al Museo nazionale di Napoli, poi presso lo studio dell’architetto Enrico Alvino (1809-1886), arricchendo inoltre la sua preparazione sul disegno di figura presso lo studio del pittore Giuseppe Mancinelli (1813-1875). Tuttavia, trascorsi pochi mesi del 1849, il padre muore e la famiglia stabilisce di avviarlo alla professione di architetto ingegnere facendogli seguire le orme del fratello maggiore Francesco, già ingegnere di Ponti e Strade in Sicilia. In un’epoca in cui la figura dell’architetto e quella dell’ingegnere erano fortemente legate, Giuseppe unisce lo studio del disegno e dell’architettura a quello delle scienze matematiche. Amplia la sua preparazione sull’architettura con gli architetti Luigi Laino e Federico Travaglini (1814-1893), e studia matematica pura con Achille Sannia (1822-1893) e matematica applicata con Giuseppe Battaglini (1826-1894), non trascurando mai lo studio del disegno, convinto che per svolgere con profitto la professione dell’architetto bisognasse coniugare le abilità pittoriche con le competenze tecniche. Grazie agli insegnamenti di tali maestri nel 1852 è in grado di affrontare il difficile concorso per ottenere la borsa di studio riservata a giovani siciliani alla regia scuola di Ponti e Strade di Napoli. È ammesso alla scuola nel 1853, dapprima come alunno in soprannumero, poi come alunno effettivo con pensione governativa nel 1855. In quegli anni inizia ad elaborare i primi progetti accademici da esibire a mostre ed esposizioni. Sono progetti legati a temi quali il gran caffè, la serra, la chiesa a navata unica, ed è probabilmente con questi primi studi progettuali che ottiene i primi riconoscimenti: la medaglia d’argento all’Esposizione di Belle Arti di Napoli del 1854, la prima medaglia d’oro all’Esposizione di Palermo del 1856.
Supera l’esame finale nel 1859 presentando un progetto di un edificio pubblico, ottenendo il titolo di architetto e ingegnere, titolo che sarà esteso anche alla laurea in Matematica nel 1864. L’uscita dalla scuola di Napoli lo abilita alla professione dell’ingegnere architetto e inizia la sua carriera come ingegnere nel Corpo di Ponti e Strade del Regno delle due Sicilie nella sede di Palermo. È datata 7 agosto 1859 la lettera di comunicazione del Corpo degl’Ingegneri di acque e strade di Palermo con la quale viene destinato al servizio della strada da Palermo a Corleone. Nel 1861, quando le funzioni del Corpo di Ponti e Strade siculo-napoletano vengono riunite nell’unico Corpo reale del Genio civile, viene nominato ingegnere del Genio civile e assegnato allo studio delle ferrovie Calabro Sicule a Messina.
Il 1861 è anche l’anno in cui partecipa alla prima esposizione nazionale di Belle Arti di Firenze, nella quale ottiene la medaglia d’oro di prima classe con il progetto per un “Gran Camposanto”. Le sue partecipazioni a esposizioni, mostre e congressi nazionali ed internazionali si susseguono numerose nel corso di tutta la sua vita professionale, garantendogli sempre importanti traguardi.
Nel 1863 ottiene la nomina a ingegnere mandamentale al municipio di Palermo e presenta le sue dimissioni all’Ufficio del Genio civile.
Il primo incarico, ottenuto per concorso interno dell’amministrazione comunale, che lo vede subito protagonista in quella città, è il progetto dell’apparato effimero per i funerali di Ruggero Settimo nello stesso anno 1863. Da quel momento inizia la lunga carriera da ingegnere presso l’Ufficio tecnico del municipio per il quale realizza numerosi progetti, primo fra tutti il progetto per il teatro diurno, il Politeama “Garibaldi”, iniziato nel 1865 e completato nel 1891, da ricordare anche il restauro del Palazzo Pretorio o Palazzo di Città (dal 1864), le quattro edicole di Villa Giulia (1868-1869), la sala Grande dell’Archivio storico comunale (1880-1881), oltre a diversi edifici abitativi e religiosi, monumenti commemorativi e funerari.
Gli anni 60’ dell’Ottocento sono quindi per Giuseppe Damiani Almeyda densi di avvenimenti, sia per la sua attiva partecipazione all’abbellimento della città di Palermo, per la quale progetta per conto dell’amministrazione comunale alcuni tra i monumenti più significativi, sia per la sua vita privata, impressionata da eventi dolorosi ma anche felici. Nel 1867, nel giro di sei mesi, perde i fratelli Francesco, Angelina e Teresa e la madre. L’anno dopo, nel 1868, sposa Eleonora Mancinelli, figlia del suo maestro, il pittore napoletano Giuseppe Mancinelli, e alla quale era legato da lunga e profonda amicizia. Dal loro matrimonio nascono Maria Carolina, Giulietta, Angelina e Francesco, ed altri quattro figli che però muoiono bambini. Per la sua famiglia nel 1871 avvia la costruzione di una casa in via Polacchi a Palermo (oggi via Francesco Guardione) che, in un momento di massimo sconforto legato alle vicende sofferte durante il concorso per il Teatro Massimo di Palermo, vende subito dopo il suo compimento intorno al 1875. Solo molti anni dopo, nel 1893, in un periodo sicuramente più sereno, porta a termine la costruzione della casa di famiglia. Una palazzina sita in via Principe di Belmonte, dove stabilisce anche il suo studio e dove, insieme alla moglie Eleonora, cresce i figli in un ambiente in cui l’arte, la musica e la poesia riempiono il quotidiano trascorrere del tempo.
La sua attività professionale non si limita ai lavori svolti per il municipio di Palermo, egli, riceve infatti numerosi incarichi sia da committenti privati che da enti pubblici in altre località siciliane, firmando progetti come la Casa Florio a Favignana (TP) (1874-1878), il Nuovo edificio dei bagni termo minerali e dell’albergo annesso per la città di Termini Imerese (PA) (1874-1894), il Teatro comunale di Siracusa (1878-1897). Grazie alle sue competenze è chiamato ad intervenire a Marsala, prima come consulente tecnico esperto e poi per il progetto di restauro del Duomo (1892). Ancora da ricordare è la vicenda legata al progetto per il Teatro Massimo “Vittorio Emanuele” di Palermo, per la cui realizzazione era stato indicato dal sindaco Mariano Stabile, Giuseppe Damiani Almeyda, quale architetto prescelto. Tuttavia lo stesso Damiani Almeyda pare abbia rifiutato l’incarico diretto ritenendo più opportuna l’indizione di un concorso internazionale. Così nel 1864 partecipa al concorso per il progetto del teatro Massimo “Vittorio Emanuele” classificandosi al 4° posto.
All’attività progettuale affianca quella didattica, fin dal 1864 è professore di Disegno e poi (1866) di Geometria descrittiva, Stereotomia e Disegno all’Istituto Tecnico di Palermo, dal 1879 è docente di Disegno ornato ed Architettura elementare presso la Regia Università della capitale siciliana. Tiene anche presso la sua abitazione una Scuola privata di Disegno, lodata pubblicamente e premiata con medaglia d’argento nel corso del VII Congresso Pedagogico Italiano e III Esposizione Didattica di Napoli del 1871-1872.
Un altro importante aspetto della vivacità intellettuale dell’architetto Damiani Almeyda è quello legato all’attività divulgativa che di frequente lo vede relatore di conferenze e seminari o redattore di articoli sui quotidiani dell’epoca. Numerosi sono inoltre gli scritti a carattere scientifico e didattico, primo fra tutti il grandioso progetto editoriale delle Istituzioni architettoniche e ornamentali sull’antico e sul vero. Concepito da principio in tre poi in due volumi allo scopo di fornire un manuale che guidi gli studenti nella teoria e soprattutto nella pratica del mestiere dell’architetto, viene pubblicato solo in parte (volume I delle “Istituzioni ornamentali” 1890-1891). A quest’opera si affianca il volume Handbuch der Architektur. Quarta divisione. Storia dell’Arte moderna italiana, una significativa riflessione storica sull’Architettura a lui contemporanea, rimasta inedita fino alla sua pubblicazione nel 2005 a cura del nipote ing. Mario Damiani.
Il suo interesse per il mondo dell’arte e della cultura infine lo porta, tra gli altri, anche ad aderire al Circolo dei mandolinisti e a quello dei Matematici palermitani.
È infine da ricordare la sua breve esperienza di governo, quando, nel 1878, fu nominato capo di Gabinetto del Ministero dei Lavori Pubblici, dal ministro Francesco Paolo Perez, carica che ricoprì solo qualche mese per la breve durata del Governo, dal 26 dicembre 1877 al 23 marzo 1878.
Giuseppe Damiani Almeyda muore improvvisamente a Palermo il 31 gennaio 1911.
Dalla storia della sua vita, di cui resta un’importante testimonianza diretta nella sua autobiografia I casi della mia vita, edita nel 2001 a cura di Mario Damiani, emerge una figura illustre, poliedrica e volitiva della cultura italiana postunitaria. Numerose le opere a lui dedicate, fra cui si ricordano il volume di Anna Maria Fundarò, Giuseppe Damiani Almeyda. Tre architetture tra cronaca e storia (Palermo, 1999), e, più recentemente Giuseppe Damiani Almeyda. Una vita per l’architettura tra insegnamento e professione, a cura di Rosanna Pirajno, Mario Damiani e Paola Barbera (Palermo, 2008), Paola Barbera, Giuseppe Damiani Almeyda. Artista, architetto, ingegnere (Palermo, 2008), e Giuseppe Damiani Almeyda. Arte e scienza in architettura a cura di Paola Barbera, Caterina F. Carocci, Edoardo Dotto e Cesare Tocci (Siracusa, 2011)
Progetti principali realizzati
- 1865-1869 Edicole per l’orchestra e “riflettori acustici” a Villa Giulia, Palermo
- 1865-1870 Progetto dei mercati a Porta S. Giorgio e a piazza degli Aragonesi in Palermo
- 1865-1891 Interventi di restauro e decorazione del Palazzo di Città, piazza Pretoria, Palermo
- 1865-1891 Politeama “Garibaldi” in Palermo
- 1874-1894 Grande Albergo delle Terme a Termini Imerese (PA)
- 1875-1879 Casa Florio a Favignana (TP)
- 1878-1897 Teatro comunale di Siracusa
- 1883-1885 Archivio comunale in S. Nicolò da Tolentino, via Maqueda, Palermo
- 1892-1899 Progetto di restauro della cupola del Duomo di Marsala

Funzioni e occupazioni

  • architetto, ingegnere, docente

Complessi archivistici

Fonti

  • Barbera, Paola - Carocci, Caterina F. - Dotto, Edoardo - Tocci, Cesare, Giuseppe Damiani Almeyda. Arte e scienza in architettura, Lombardi Editore, 2011
  • Barbera, Paola, Giuseppe Damiani Almeyda : artista, architetto, ingegnere, Pielle, 2008
  • Damiani Almeyda, Giuseppe, I casi della mia vita, Provincia Regionale di Palermo, 2001
  • Fundarò, Anna Maria, Palermo 1860/1880. Una analisi urbana attraverso progetti ed architetture di Giuseppe Damiani Almeyda, STASS, 1974
  • Fundarò, Anna Maria, Damiani Almeyda, Kalos, 1992
  • Fundarò, Anna Maria, Giuseppe Damiani Almeyda tre architetture tra cronaca e storia, Flaccovio Editore, 1999
  • Giuseppe Damiani Almeyda. Una vita per l’architettura tra insegnamento e professione, Edizioni Salvare Palermo, 2008
  • Fundarò, Anna Maria, Giuseppe Damiani Almeyda, sta in "Allgemeines Künstlerlexikon (AKL) Die Bildenden Künstler aller Zeiten und Völker", vol. 25, voce del dizionario disponibile on line, K. G. Saur Verlag, 1999
  • Fundarò, Anna Maria, Il concorso per il Teatro Massimo di Palermo, Stampatori Tipolitografi Associati, 1974
  • Palazzotto, Emanuele, La didattica di Giuseppe Damiani Almeyda, capitolo III, pp. 67-92, Hevelius Edizioni, 2003

Compilatori

  • Schedatura: Antonia D'Antoni (archivista) - Data intervento: 14 gennaio 2016